sabato 23 febbraio 2019

PIZZO BACIAMORTI 17.02.19




(CHIARA, FEDERICA, SILVIA C, VERONICA, DAVIDE, STEFANO)

 

Ad inizio settimana sento Chiara, siamo determinati e, cascasse il mondo, domenica saremo su qualche cresta in mezzo alla neve. Per ora è sufficiente così. Arriva il venerdì ed è il momento di definire la destinazione! Veronica ci mostra alcune foto di Artavaggio scattate il giorno prima: l’innevamento è adeguato ed il luogo vicino. Sembra fatta ma qualcuno lamenta essere una meta già raggiunta troppe volte. Siamo nel panico e solo un miracolo ci può salvare. Chi se non lui a toglier le castagne dal fuoco? È proprio l’uomo dei prodigi, di cui non svelerò l’identità, a tirar fuori dal cilindro il Pizzo Baciamorti.

Baciamorti: questo nome inquieta e incuriosisce.

Cerchiamo recensioni su internet e troviamo, oltre a relazioni tecniche, anche curiose leggende* sull’origine del nome**.



il Pizzo si trova a 2009mt ed il percorso immaginato prevede un anello di 5.30h che, con la neve, potrebbe essere di più. Insomma.. Habemus Meta!

Silvia lancia la proposta sui canali Mula ed il pubblico sembra gradire. Il rammarico sarà per un paio di defezioni last minute.

 


 

È domenica e ci mettiamo in pista, si capisce subito che oggi avremo sole, sole ed ancora sole (sole, non sòle).

A causa di un leggero disguido, arriviamo al ritrovo di Cisano Bergamasco con un quarto d’ora accademico di ritardo. Pensiamo sia quasi nullo per gli standard muleschi ma ci sbagliamo: ad attenderci troviamo lo sguardo severo della inflessibile Federica. La ragione è dalla sua parte e miglioreremo questo aspetto.

Ci siamo tutti e partiamo in direzione Pizzino. Va subito segnalato, appena dopo l’abitato di San Giovanni Bianco, uno stretto tratto di strada chiuso in una gola di rocce: un luogo veramente caratteristico che scopro essere l’orrido della Val Taleggio.

Arriviamo a destinazione, paghiamo il ticket della strada che si inerpica fino al posteggio di Quindicina e, finalmente, verso le 9.45 si parte!

 


 

All’inizio la montagna ci offre un bosco di faggi. Lo attraversiamo cercando la segnaletica in mezzo alla neve e, talvolta sperando di aver scelto la traccia giusta. Incontriamo una ragazza, Paola, il nome è di fantasia: ha le ciaspole legate allo zaino e l’aria di essere una professionista. Ci lascia passare e si terrà poi a debita distanza, probabilmente teme per la quiete della sua escursione. Tutto sommato siamo allegri ma non molesti.

 


 

Fuori dal bosco la vista si apre ed in mezz’oretta giungiamo al passo Baciamorti. Il Pizzo dista un’altra ora e presto si farà sul serio.

 


 


 

La neve fortunatamente non ci rallenta molto ed il nostro passo è buono. Paola ci raggiunge proprio quando, a causa della pendenza, abbiamo smesso di parlare: io non credo alle coincidenze! Arriviamo al pizzo insieme. La ragazza, dopo appena il tempo di due foto, va a conquistare i suoi spazi sul poco distante Aralalta; la incontreremo più tardi su quel monte.

D’abitudine vediamo il Resegone da Lecco, quest’oggi ne vediamo la nuca. Riconosciamo inoltre il Pizzo dei Tre Signori ed, in generale, uno spettacolo decisamente suggestivo.

 


 

Chiamiamo Paolino: desideriamo dimostrargli affetto e riconoscenza! Oltre alle nostre gambe è grazie alla sua proposta se abbiam raggiunto questi posti così affascinanti.

Mangiamo e facciamo la conoscenza di Stefano: fa parte di un gruppo affine al nostro. Oggi sono una dozzina di persone e lui il primo, ed unico in realtà, a raggiungerci. Vi invito a cercare ‘into the wild’ su facebook. Dice che siamo giovanissimi, probabilmente il suo giudizio lo ha dato guardando me.. vabbè.. sta di fatto che ora il più giovane è Stefano ed il più saggio è l’altro Stefano.

 


 

Data la latitanza dei suoi compari si aggrega a noi. Già eravamo magnifici, ora siamo 7: siamo i magnifici 7! Pur senza pistole, spariamo.. spariamo parecchie cazzate; le nostre armi migliori restano infatti entusiasmo e simpatia. Continuiamo il giro, passiamo dal Monte Aralalta ed iniziamo la discesa intuendo la retta via per il Rif. Gherardi.

 


 

In una radura, al diradarsi della neve, intravediamo le tipiche ‘buascie’: è il segno che a primavera, questo luogo sarà popolato da felici quadrupedi. Sorpassiamo un paio di baite chiuse, ne colonizziamo con discrezione una e proseguiamo.

 

  

 

Il paesaggio cambia per l’ennesima volta ed ora dei pini mughi (credo) proteggono la nostra discesa.

 


 

Arriviamo al bivio che ci porterebbe ai piani di Artavaggio ma oggi non c’è tempo. Poco dopo ci ritroviamo al Gherardi, qua ci rilassiamo nuovamente e ci congediamo da Stefano con la speranza che possa ritrovare il suo gruppo.

In quaranta minuti completiamo il nostro giro. In effetti, immaginavo di arrivare alle auto da un altro sentiero ma, come dice il proverbio, tutte le strade portano a Quindicina.

 

Da piccolo son stato un sacco di volte ad Artavaggio, da adulto ho visto più le valli bergamasche. La culmine di San Pietro unisce le due località, il rientro in macchina è dalla Valsassina e chiudo il cerchio: l’anello nell’anello.

Credevamo servissero: ghette e ramponi

Sarebbero serviti: più acqua e le nuove magliette mula

 

*non è vero, io ne vengo a conoscenza il giorno seguente su segnalazione di Clara ma, per la narrazione, è più figo così ;)

 

W La M.U.L.A.

W Sanpancrazio e colleghi

W La compagnia dell’anello

 


Dave

** " Secondo la tradizione popolare il nome Baciamorti deriverebbe dall’antica consuetudine di trasportare attraverso il passo i corpi delle persone della Valle Taleggio morte in alta Valle Brembana dove si erano recate per lavoro, o viceversa, per seppellirli nei paesi d’origine. Al passo Baciamorti avveniva la consegna del defunto al parroco e ai portantini della località di destinazione, i parenti lo salutavano dandogli il bacio d’addio. Dall’usanza di baciare i morti sarebbe derivato quindi il toponimo Basamorcc, in italiano Baciamorti" (fonte: https://www.ecodibergamo.it/stories/storie-dimenticate/fra-val-taleggio-e-valle-brembana-il-segreto-del-passo-di-baciamorti_1075469_11/)

martedì 22 gennaio 2019

ULTIMA GITA DELL’ANNO 2018




Sabato mattina 29 dicembre: mi sveglio all’alba nella mia casetta comasca chiedendomi perché mai mi sia venuto in mente di organizzare una Santa gita mulesca proprio oggi. È sempre così quando devo svegliarmi presto, un trauma. 
La meta è... in effetti non lo so bene, io ho solo fatto finta di organizzare tirando insieme gente a caso e pubblicando un messaggio fumoso che non precisava né la meta precisa, né l'orario, né il luogo di ritrovo. Tutto nella norma mulesca, insomma.
Qualcuno di più direttivo mi ha comunque intimato di muovermi e prendere l'autobus delle 7, perchè sa che non ce la farò mai a essere in orario. Infatti, arrivo al ritrovo con un buon quarto d’ora di ritardo. Gli altri si son già bevuti due caffè. Così quando arriviamo alla stazione a prendere Alice, lei già ci aspettava da più di 20 minuti e neanche le facciamo prendere il caffè per strada. Siamo buoni e glielo concediamo comunque a Erve, in un bar dell’Arci, dove la gente ci guarda allegramente chiedendosi chi siano questi matti in giro alle 9 per andare in montagna con un cane... passando nel paesino vediamo pure i presepi allestiti nei giardini per una gara. 
Prendiamo il sentiero che sale ripido verso la Capanna Monza. Una volta lì, non c’è tempo di riposare, il buon brianzolo va oltre.
Solo che quando arriviamo a uno scollinamento verso il Rifugio Resegone ci rendiamo conto che comunque diventerebbe troppo tardi per proseguire e tornare indietro a un’ora decente. Le giornate invernali ci limitano a orari ridotti. Perciò ci accontentiamo della buona compagnia e di un lauto banchetto mentre discutiamo su cosa cucinare all’imminente cenone di capodanno se dobbiamo escludere carne e latticini (data la maggioranza di tendenti al vegetariano). Si salverà forse un cotechino, per gioia della tradizione. Per il resto, si spazia da sedani rapa in crosta a zuppa di cavolo verde e orecchiette alle cime di rapa. Sarà una bontà!
È già ora di tornare prima che il buio ci assalga, passando nuovamente di corsa dalla Capanna Monza che ha finito sia la birra che il caffè. L’unico rimedio è un bar un po’ tamarro di Calolzio.

Anche oggi possiamo dirci soddisfatti dei due passi fatti per digerire il pranzo di Natale, del sole invernale che ci ha accecato, del nuovo sentiero scoperto che sale da Erve e che in estate dev’essere fantastico con le sue pozze d’acqua cristallina. 
Domani sarà già il 30. E dopodomani il 31. Quindi... questa è l’ultima gita mulesca dell’anno!!

Ora che ci penso un anno fa nemmeno conoscevo la Mula. In effetti, nessuno dei presenti alla gita di oggi, salvo il buon Paolo detto Paolino, la conosceva un anno fa. Eravamo tutti così vicini, eppure non ci conoscevamo.
Non può che venirmi in mente la citazione di William Butler Yeats: “Non ci sono estranei, solo amici che non hai ancora incontrato”.

Perciò... un grande GRAZIE al Presidente della mula e a tutti i fondatori, perché si sono lasciati travolgere da tanti sconosciuti, e a tutte le mule e i muli che quest’anno ho conosciuto e a quelli che devo ancora conoscere!


P.s. Neanche alla fine si è capita quale fosse la nostra meta, ma si è capito che quello che conta non è la meta, ma il cammino! Buon cammino nel 2019 ovunque cammineremo!






domenica 20 gennaio 2019

FERRATA MONTE GRONA!

Venerdì 11/01
Era un po' che non mettevo le mani sulla roccia per salire una montagna da una via "simpatica" che non fosse il normale sentiero, volevo divertirmi. Venerdì leggo qualche relazione, mi consulto con il Brusa e in serata esco la proposta al gruppo (con buona pace dell'itagliano): domenica si va a fare la ferrata del Grona. Non proprio una bazzecola, lunga ma sicuramente alla nostra portata. Oh, poi la relazione dice che ci sono pure due vie d'uscita anticipata e che per tutta la ferrata il panorama è spaziale, siamo infatti ad una manciata di chilometri a nord di Bellagio e la visuale si estende ad entrambi i rami del lago. Visto che la meta si trova sulla sponda sbagliata del lago, dalla regia mi dicono che quella giusta è ovviamente la lecchese, stabiliamo il ritrovo per tutti direttamente alle 8.48 alla partenza della gita.

Sabato 12/01
Ndr - Più o meno tra le 19.30 e la 01.00 sono con Marta in un locale a Lecco ad una festa di compleanno che oserei definire "importante" (uagliò, capisci ammè)

Domenica 13/01
Alle 6.30 quella stronza della sveglia decide di suonare e, ancor prima di aprire gli occhi, mi rendo conto che la serata mi ha regalato un bel mal di testa. Un istante dopo sento che fuori dalla finestra eolo sta soffiando alla grande in quel di Lecco, prego quindi qualche santo che lo faccia smettere. Con Marta ci mettiamo in macchina puntuali ma entrambi dobbiamo ancora fare colazione, ci fermiamo così da "Zenzero e Cannella", un posto spaziale dove ci sono talmente tanti tipi di brioches che ci mettono più tempo a dirteli tutti che tu a mangiarne una intera. Se prima eravamo puntuali ora di sicuro non lo siamo più. In un battibaleno siamo a Como, ci compattiamo con Erica e Brusa, e corriamo verso il ritrovo con gli altri non senza esserci prima scontrati con l'incapacità di un gruppetto di vecchietti nel farsi dare da una parchimetro il ticket per il transito sulla strada. Diamine, bastava semplicemente digitare il numero di targa prima di inserire gli euri. E fu ritardo bis.
Finalmente arriviamo al parcheggio dove ci attendono Clara, Danielo, Enzo e Fra. Ci salutiamo e siamo pronti a partire cullati da temperature fin troppo miti per il periodo e con la bella notizia che il vento è calato (visto che serve pregare i santi? Ora sotto a chiedere intercessioni per far arrivare la neve!). In meno di un'ora arriviamo al rifugio Menaggio che è uno splendido balcone affacciato sul lago sottostante, ci rifocilliamo e riprendiamo il sentiero alla volta della partenza della ferrata che dista una ventina di minuti. Ovviamente non ci facciamo sfuggire l'occasione di mettere un adesivo mulesco su un segnavia verginello.






All'alba delle 11 arriviamo alla partenza della ferrata, ci imbraghiamo e facciamo il selfie pre-partenza stile "Ave Cesare, morituri te salutant"


Parte per primo Fra seguito da Danielo, Enzo, Clara ed Erica. Chiudiamo io, Marta e Brusa che rimaniamo un attimo indietro a dare due dritte alla fanciulla visto che è alle prese con la sua prima ferrata. L'inizio rispecchia subito quello che sarà il leitmotive di tutto il percorso: verticalità belle sostenute con punti molto ben arrampicabili alternati ad altri dove occorre necessariamente utilizzare la catena.


Dopo qualche istante di ambientamento con la roccia la salita procede bene, lascio passare Brusa e ci avviciniamo a qualche passaggino divertente; risaliamo un breve camino mungendo con ignoranza la catena per poi affrontare il primo di diversi salti tra rocce non continue tra loro che ci richiederanno alcune spaccate plastiche (Brusa, non è necessario che mi ringrazi per la foto).


Arriviamo così più o meno indenni al termine del primo dei tre torrioni dilettandoci anche a far fruttare nozioni pseudo-alpinistiche creando una staffa con moschettone e fettuccia in un punto ostico per alcuni. Clara ci confida di sentirsi stanca e sfrutta la via d'uscita dalla ferrata per riportarsi sul sentiero principale, la ritroveremo mooolto più tardi in vetta. Nel frattempo Fra procede spedito seguito da tutti gli altri mentre con Marta "preferiamo tenerci a distanza"; metti mai che qualcuno rilasci una loffa che ci inebria al punto tale da perdere il già precario equilibrio. Nel frattempo il panorama intorno a noi è splendido come promesso



Alla base del terzo ed ultimo torrione della ferrata Danielo decide che è il momento di abdicare sfruttando la seconda via uscita, secondo la relazione questo sarebbe stato il meno arrampicabile e più adatto a chi ha braccia con ancora qualche energia da spendere come solo i veri mungitori di catene sanno fare. Poco dopo anche Marta e il sottoscritto prenderanno la stessa decisione, sofferta, anzi, soffertissima perché non è mai bello abbandonare una via dopo che ne hai percorsa il 70%. In montagna però sono convinto che il saper rinunciare sia un valore, bisogna avere la lucidità di leggersi e capire che in alcuni casi andare avanti significherebbe pisciare fuori dal vaso perché una ferrata dura come questa, unita al pessimo livello di allenamento, ti sfianca.
Chi per il sentiero, chi per la ferrata, in breve arriviamo tutti in vetta al Grona dove già ci attende Clara. Sono le 15, ci abbiamo messo quasi quattro ore... ma che gran figata! Immediatamente prendo il telefono e faccio il mio consueto atto feticista di vetta: il photosphere. La visuale è mozzafiato, a sud sulla biforcazione dei due rami del lago di Como, a est sul Legnone (salito in sana ravanata ad inizio dicembre con Luchino, Ste Riva e Brusa), a ovest su Lugano e il suo lago, a nord sulle montagne svizzere sormontate dalle nuvole. Mentre le guardiamo notiamo una linea opaca che sembra tagliarle di netto, il Brusa sostiene che sia una nevicata in atto, Fra ed Enzo gli danno del pirla. Mangiamo qualcosa, beviamo un sorso di whisky e approfittiamo di due ragazzi per farci fare l'immancabile foto di vetta.




Una volta terminate le operazioni di rito ci rimettiamo in cammino sulla via del ritorno, il sentiero incontra quelli provenienti dalle due via d'uscita della ferrata e ci rendiamo conto che entrambi sono chiaramente identificati anche come vie d'accesso per il soccorso alpino, segno che le persone che si incrodano lassù non sono mica poche. In un'oretta e mezza siamo comodamente alle macchine anche se il sentiero me lo ricordavo decisamente più breve ma si sa, al ritorno la strada sembra sempre più lunga. Arriviamo che le ultime luci del sole toccano le cime delle montagne più alte mentre le nuvole si fanno dipingere di colori stupendi creando un effetto che la stupida macchina fotografica non è in grado di apprezzare. Da lì in poi sono saluti e baci in vista della prossima avventura.





Ndr - la sera mi metto a selezionare le foto della giornata, mi rendo conto di aver cancellato l'unico photosphere che avevo fatto (!x!$£%&/£$?!€£$£?§€)

W La M.U.L.A.
W le ferrate
W le prime volte
W la testa sulle (s)palle
W Gesù


Vostro Loris