...IL DONO INASPETTATO...
giovedì 25 novembre 2021
IL DONO INASPETTATO
lunedì 25 ottobre 2021
Viva la gente, Viva la Mula!
"Viva la gente la trovi ovunque vai, Viva la gente simpatica più che mai.." Così intonava una vecchia canzone dei tempi dell'Oratorio e del centro estivo che quando sei bambino al massimo ti chiedi "ma chi è sta gente che devo incontrare?" Poi un bel giorno ti ritrovi coinvolto in un'uscita in montagna "con quelli della Mula" dicono i tuoi amici. Tu accetti e parti con loro all'avventura.
È tutto ben organizzato, dalla partenza al luogo d'incontro, un programma definito fatto di giochi e intrattenimenti di ogni tipo mentre scopri posti bellissimi in mezzo alla natura. Luoghi dove solitamente non andresti, dove con rispetto e senso civico, tra risate e scherzetti, la Mula ti mostra come può, un pezzetto di montagna, diventare la tua casa, almeno per un giorno.
Perché è così che ti senti quando sei in cammino con loro, non importa da dove vieni o quanti monti hai scalato, conta la tua voglia unirti e lasciarti coinvolgere dalla loro energia e capacità di divertirsi senza compromessi. Con la semplicità di chi non si aspetta nulla dagli altri ma ci tiene a farli stare bene.
L'uscita organizzata in Val Taleggio, con sosta al rifugio Gherardi, era in occasione dell'ottavo Complemula ed è stata la prova, la seconda per me, che una giornata insieme a loro, vale la pena di essere trascorsa.
Ti trasmettono il valore di un bene grande come la natura, la voglia di stare insieme e se possono fanno pure beneficienza.
Ricevi anche un piccolo "battesimo", un rito d'iniziazione che serve a darti il benvenuto in questa piccola comunità, nata otto anni fa dall'idea di sei ragazzi che oggi coinvolge chiunque abbia voglia di condividere.
Ma il battesimo è solo uno dei loro infiniti modi di farti ridere e prendere in giro i "malcapitati" alla loro prima esperienza. Possono addirittura coinvolgerti in prove fisiche e racconti strampalati inventati di sana pianta che farebbero ridere i monti più di quanto facesse Heidi.
Tutti giocano, tutti si divertono, nessuno escluso.
Ti battezzano e anche se non tornerai con loro, saprai che almeno una volta sei stato parte di questo magnifico gruppo di gente che va in giro per monti tenendo a mente due principi fondamentali: la condivisione e l'esplorazione.
Sono la piena dimostrazione che quando le idee nascono dal cuore e dalla sincerità, queste durano nel tempo e se le alimenti con costanza ti portano lontano e possono davvero fare la differenza.
In questo i sei ragazzi da cui nacque quell'idea ci hanno visto lungo.
È proprio il caso di dire: "Viva la Mula la trovi ovunque vai, viva la Mula simpatica più che mai..".
Dina
venerdì 1 ottobre 2021
"Ma la sera a casa di Medio" ... CdaBc
Quand'ero giovine e forte c'era una canzone che faceva più o meno così:
"Ma la sera a casa di Luca che musica c'è
Pochi amici a casa di Luca, lo stato ideale
Perché ognuno a casa di Luca è nient'altro che sè
Certe sere a casa di Luca facciamo le tre
Cantando le canzoni
Che belle vibrazioni ancora"
Ecco....
Prendete queste parole qua ed al posto di Luca mettete Medio.
Togliete la parte di "la sera facciamo le tre"(visto che da buoni promessi anziani siamo sempre stanchissimi e vogliamo andare a letto alle 20.31, o almeno ... lo vogliamo sicuramente io e Ste Riva),
aggiungete frasi che riguardano il mangiare ammerda, il bere a tuono ed lo sparar boiate.
Risultato = Un fottuto Cda Mula
Questa volta siamo in 14, questa volta siamo in Brianza, a Paina,
Questa volta siamo a casa di Medio.
Per un cda itinerante che sta toccando la casa di molti dei suoi membri.
...Medio ha in casa un quadro che rappresenta una vagina...
Prosecco che finirà rapidamente.
Medio è in cucina a preparare dell'ottimo risotto alla monzese.
Si banchetta con quello che generosamente offre Medio, che è un gran signore e,
da buona tradizione Mulesca, con ciò che ciascuno ha portato in dono!
Il clima è piacevole!
Si chiacchiera di cose banali, del più e del meno...
Tanti si rincontrano dopo le ferie.
Conosciamo donna Chiara, la donna del Rizzi.
Proviamo ad aprire una bottiglia di vino rosso di Claudiano che risale al 2012.
Il tappo è marcio e si disintegra.
Ma il vino lo beviamo anche se al palato risulta decisamente ruvido.
Arriva il momento vero del Cda!
Pare che, più si è alticci e più il cda funzioni bene dal momento che più idee brillanti saltano fuori!
Riguardiamo l'anno appena trascorso!
Il fottutissimo coviddi, a conti fatti, ha messo i bastoni tra le ruote anche alla Mula.
Straordinariamente abbiamo fatto tutti gli eventi che ci eravamo proposti di fare.
Tristemente ci accorgiamo che c'è la fatica, da parte di tutti, di postare sulla pagina fb Mulesca proposte per uscite montagnose.
Il covid ci ha chiusi un pò in noi stessi, nei nostri gruppetti....
Vediamo che la gente ha camminato un pò meno...
Personalmente mi chiedo come riuscire a trasmettere anche ad altri
quello che, a mio parere, sta alla base dei valori della Mula:
la voglia di camminare,
di fare proposte,
di coinvolgere,
di fare qualcosa per gli altri,
di conoscere...
di scoprire...
di far fatica...
Ma forse il mio pensiero è pretenzioso!!!
Non mancano le proposte!
Il cda è bellezza perchè ciascuno può dire la sua; proporre un qualcosa di noto
o un qualcosa che sia fuori dagli schemi.
Al cda vengono confermate tradizioni ed usanze.
Al cda vengono inventate tradizioni ed usanze!
L'ultima invenzione è quella del "fallo di gomma"!
Ve ne ricorderete!
Il pene di plastica utilizzato anni fa per i battesimi ad un compleanno Mula .
Questo "membro" sta ormai seguendo il vagare del cda per le case che incontra.
Sto giro avrebbe dovuto tenerlo Medio, ma il furbastro, ha fatto in modo di imboscarlo tra le cose del Paolino così da sbarazzarsene...
Il prossimo cda sarà dai Gervasoni e "fallo" sarà!
Ad un certo punto della serata, non vi dico perchè per evitare spoiler,
tutti i presenti sono intenti a disegnare con i pennarelli colorati sulla
tovaglia di carta poggiata sul tavolo.
Il contributo è di tutti.
Ciascuno a suo modo!
Vengono decisi gli eventi da qua a Natale e si guarda anche oltre, al nuovo anno, alla bella stagione...
Ciascuno sceglie a quale evento dedicarsi per l'organizzazione.
E ricordo che se qualcuno vuole dare una mano ad organizzare cose non deve fare altro che proporsi!!
Fermo per un secondo il procedere della serata e dico:
"Ragazzi! Non dimentichiamoci che la Mula nasce, prima di tutto, per andare a camminare in montagna".
Ad allora chiedo a ciascuno dei presenti quali sono i propri desideri montagnosi per il nuovo anno sociale.
Ne vengono fuori di belli!!!
Se non hai desideri ed obiettivi,
resti a casa.
Se resti a casa non cammini,
se non cammini non scopri panorami,
non conosci gente, non vivi!!!
Aiutiamo Medio a rassettare!
E' tardi, siamo alticci ed il giorno dopo dobbiamo andare tutti a lavorare.
E' stato un bel Cda!
Con Bella gente e buon cibo!!
Grazie a Medio per la sua ospitalità
VivaLaMula!!!
VivaIlCda!!!
VivaIlProsecco!!!
VivaIsogni!!!
Danielo
domenica 19 settembre 2021
Panettone(l)ul(n)ata…ma come si dice? (28/08/21)
28 agosto…invito per la panettonemulata…. C’è qualcosa che non va…è estate fa caldo e poi un panettone?
Ebbene sì… per i purtroppo ormai ovvi motivi la classica fiaccolata pre natalizia organizzata per scambiarci gli auguri nel 2020 non s’è fatta e c’è chi, il Paolino, ha ben pensato di conservarsi un panettone per festeggiare e farci gli auguri quando possibile…
E quindi eccoci qui con un evento dal nome stranino Panettonem(I)ul(n)ata organizzato ovviamente sul monte che con panettone fa rima e non poteva essere più azzeccato …dunque tutti al Bollettone!
Una sera di fine agosto con uno sparuto gruppo di Muli ( quelli per cui le ferie erano purtroppo finite) ci si trova all’Alpe del Viceré con come must l’essere muniti di qualsiasi cosa che somigli o abbia attinenza con il panettone.
La partenza ritarda perché genialmente Medio ci propone la foto di gruppo intanto che c’è luce ma poi ci “abbandona” velocemente insieme a Filippo per essere alla testa del gruppetto!
“Educatamente “ le donzelle fan richiesta di discesa verso la Capanna Mara per il banchetto degli dei…vengono rimesse negli zaini le birre già pronte per essere aperte e si comincia a scendere mentre il sole lascia il posto a luna e stelle.
I tavoli del rifugio sono perfetti anche perchè aquesto punto la fame prende il sopravvento e tutti tiriamo fuori dallo zaino le varie leccornie … e qui svelo il mio “oggetto” natalizio mentre Laura ci fa notare la sua felpa e le sue unghie di rosso colorate per l’occasione. Il panettone in versione salata è trasformato in una pagnotta da affettare su cui spalmare la crema al (zola e) mascarpone! Tra birrette, patatine, focaccine e varie ed eventuali arriva l’ora del brindisi ufficiale: taglio del panettone e cin cin a base di prosecchino…ed è in quel momento che alziamo gli occhi verso il cielo da ammirare con le innumerevoli stelle…Bolla “ ci insegna” le costellazioni e gli animali del bosco ci fanno da sottofondo.
Un po’ infreddoliti ma contenti di esserci rivisti facciamo ritorno alle auto ed è in questo momento che Ste Valse ci confessa il suo oggetto..ahahahah…nello zaino si è portato un mollettone e visto il nostro sguardo allibito spiega “fa rima con panettone!” super orgoglioso della sua scelta! Con una grassa e grossa risata si conclude la serata!
W il ritrovarsi
W la voglia di far festa
W il cielo stellato
Ma soprattutto viva il Panettone!
Vero
,
venerdì 9 luglio 2021
PALLABIANCA is the new PETIT MONT BLANC
*alert: so scrivere articoli solo in prima persona.
*spoiler: si parla di un fallimento, se sei interessato/a solo ai grandi successi, meglio che investi i prossimi 5 minuti ascoltando “Mille” di Orietta Berti, Fedez e Achille Lauro
L’intera gita se guardassimo solo al risultato potrebbe essere descritta in due righe scarse: non siamo riusciti a salire al Palla Bianca, abbiamo dovuto desistere prima di entrare nel ghiacciaio perché la neve non era in condizione. Ma quello che ci sta dietro, davanti, di fianco, sopra e sotto è molto di più. E’ la differenza tra arrivare in cima e passare insieme il tempo per arrivarci. Tra le mete e il viaggio.
COSA CI STA DIETRO
E’ oramai tradizione che si provi un ghiacciaio di inizio
estate. Non è mai un’impresa alpinistica di quelle proibitive, anzi è piuttosto
un’impresa “inclusiva” un modo per far alzare l’asticella a quelli di noi che
altrimenti non avrebbero occasione di fare un ghiacciaio e tentare cime sopra i
3000. Queste esperienze si possono fare grazie alla guida esperta di quelli per
cui quella salita è un buon allenamento per prepararsi ad altro. Si fissa il
weekend, si cerca la meta e si inizia a desiderarlo!!
Questa volta la spedizione è composta da AriLongo, SteRiva,
Luchino, Clarame, Danielo, Brusa…e aggregato all’ultimo IlMarioRiva J
La prima meta scelta era il Bishorn, anche detto “4000 des
Dames” (il 4000 delle donne) per la sua semplicità. Ma dopo qualche settimana
dalla decisione scopriamo che ci sarebbe costato millanta tamponi a testa tra
entrata in Svizzera e reingresso in Italia. Io spero anche che la forzata rinuncia
sia un segno degli dei sul fatto che il patriarcato è oramai più crepacciato di
un ghiacciaio in pieno climate change ;-)
Il gruppo non si è perso d’animo ed “esce” un’altra
proposta: il PallaBianca (o Weiss Kugel) 3mila8equalocosa al confine tra Italia
e Austria, in alta Val Senales.
COSA CI STA DAVANTI
Davanti ci sta una partenza alle 8.01 del sabato da Agrate,
una salita in macchina con una “mancata uscita” a Verona della macchina di
Danielo che ci regala una 40ina di km in più e una spia “problemi al motore”.
Arrivati a Maso Corto pranziamo al volo, ci accertiamo di
aver lasciato la macchina in un posto in cui non la ritroveremo il giorno dopo
con 100euri di multa, e iniziamo a salire. Abbiamo gli zaini belli carichi
(anche perché schifiamo un servizio trasporto bagagli alimentati dal solito
culto della fatica della Mula). Io in particolare accuso il peso, dello zaino e
dei kg messi su in quarantena, e salgo lentina.
Arriviamo al rifugio Bellavista, anzi Rifugio con la R
maiuscola. Ci sentiamo fin inadeguati in mezzo alla sciccheria del posto:
piccole stanze, bagni che sembra di essere alle terme, docce calde, sauna,
porte a vetri scorrevoli e cameriere sorridenti che dicono “la vuoi un’altra
birra?” ad ogni avventore, ripetutamente, con la tipica R austroungarica. Unica
pecca: una disposizione labirintica degli spazi che disorienta il visitatore e
lo fa finire più volte per sbaglio in cucina dietro i fornelli, invece che in
bagno.
La sera riusciamo perfino a vedere Italia-Austria in tv, in
un contesto in cui siamo chiara minoranza.
COSA CI STA DI FIANCO
Di fianco ci stanno un miliardo di cose. Innanzitutto il
meteo, sembra bello fino al primo pomeriggio di domenica (e i santi ci
confermeranno il loro favore facendo venire a piovere solo quando saremo alle
macchine). Ci sta una colazione alle 4 di mattina, con sveglia a orari
conseguenti.
Ci sta l’uscire dal rifugio e avere una vista così.
E’ più caldo e luminoso di quanto ci aspettiamo. Spegniamo quasi subito le frontali. Prima scendiamo, poi iniziamo a salire. Incrociamo nevai, poi e l’ora di mettere i ramponi, fare qualche traverso e risalire un canalino. Non conosciamo la zona, per fortuna Brusa e Ste hanno studiato e l’itinerario e ben segnato dai bolli.
Io inizialmente sento di avere buona gamba, ma dopo un
muretto di neve in un canalino, complice anche uno SteRiva che dice che siamo
“già” a metà dello sviluppo sento chiara la sensazione non ho abbastanza gamba
per arrivare su. Penso anche al piano “Tra poco quando vedo la vetta e il
percorso per arrivarci, valuto la distanza e se mi sento ancora così lo dico a
papà castoro Brusa, gli chiedo dove è meglio che mi fermi, lascio salire gli
altri e lì aspetto lì”.
Piano che davanti alla vista effettiva della cima, e della sua distanza, metto in atto. Peccato per un particolare: è infattibile che mi fermi per 3 ore a 3.100 metri ad aspettare gli altri, e gli altri me lo dicono forte e chiaro.
Provo a fare un po’ di resistenza a dire che scendo un po’
da sola. Ma non ci credo neanche io, mi è velocemente evidente che ho detto una
cazzata, la mia rinuncia comporta anche quella di qualcun altro. Mi brucia
parecchio, più di rinunciare io, per fortuna non vedo il minimo dubbio negli
occhi di Luca nel dirmi “Torniamo indietro”.
COSA CI STA SOPRA
Sopra ci sta ancora la cima del Pallabianca da raggiungere.
Una cresta non troppo simpatica da attraversare e anche un altro paio di
cordate che si vedono davanti ai compagni che hanno continuato la salita. Ci
fermiamo un po’ a guardarli, sembrano esitare, siamo quasi certi che stiano
tornando indietro anche loro, ma aspettandoli e non vedendoli arrivare pensiamo
invece abbiano proseguito per la vetta. Scopriremo ore dopo che non è così, che
si sono legati, sono provati a scendere sul ghiacciaio, ma la neve era buona
per le immersioni, non per le ascese, e quindi sono dovuti tornare indietro.
Non nascondo che l’esito mi abbia un po’ sollevato dal senso di colpa di aver fatto tornare indietro il mio compagno, che di sicuro di gamba e di testa per la vetta ne aveva.
Ci ritroviamo tutti al Rifugio Bellavista per pranzare
insieme. Ritroviamo anche il Mario, che in giornata si è fatto dei giri
autonomi ed è perfino sconfinato in Austria. Facciamo una serie di induzioni
logiche tendenziose: dopo il celebre “caffè cattivo del Petit Mont Blanc” e il
fatto che anche oggi il Mario da subito aveva detto che non avrebbe tentato la
vetta, forse d’ora in poi meglio considerare che se in gruppo c’è Mario e
dichiara di non provare la cima, sia meglio per tutti desistere. Senza il Mario
i Santi non ci concedono successi!
COSA CI STA SOTTO
Sotto, o forse dentro, questa due giorni di tentato
ghiacciaio, ci stanno un sacco di emozioni. Come l’anno scorso al Rutor, il
ghiacciaio mi crea dipendenza, non nel senso che non riesco più a smettere, ma
nel senso che sento forte, come poche altre volte in montagna, che “dipendo
dagli altri”. Sono inesperta, non so niente di nodi, non riesco mai a capire
come si valuti la condizione in montagna, mi lego in cordata ad altre persone.
Posso provare a fare queste cose solo perché qualcuno se la accolla questa
dipendenza. Il che a volte vuole dire per qualcuno anche prendersi un pezzetto
del mio non essere all’altezza.
Sotto questa esperienza della montagna con la neve per me
c’è sempre anche un po’ di paura. Che è un’emozione un po’ innominata, perfino
con sé stessi. Ma io quando riesco a chiamarla, in quelle parole “ho paura”,
che forse pensiamo siano solo dei bambini, mi sento di nuotare in un po’ di
libertà in più. Libertà anche di non essere all’altezza.
Sotto ci sta anche una gratitudine immensa. San Grato per me
è il santo dei ghiacciai. L’avevo incontrato l’anno scorso al Rutor, in una
chiesetta. San Grato (e i miei compagni) questa volta mi hanno insegnato che
“se sei lì, bisogna provarci”. La sera prima sentendo che altre cordate avevano
deciso di non tentare nemmeno il Pallabianca per via delle condizioni della
neve, ho pensato che forse non fosse il caso, che forse dovevamo valutare anche
noi. Ma oggi sono molto grata di averci provato e so che mi ricorderò questo
insegnamento altre volte.
E la gratitudine, che ho sempre grande in queste avventure,
non è per il COSA ci sta sopra, sotto, di fianco, dietro o davanti a questa
avventure, ma per il CHI. Per i compagni di cammino, di chiacchiere, di prese
in giro e di avventure. Ci vogliamo
molto bene alla Mula, anche se ce lo diciamo poco!
W la Mula
W il presidente
W la dipendenza
W la paura
W San Grato
W scrivere gli articoli e ripensare alle avventure!
Clarame
NOTA2. Se arrivato a fine articolo ti stai ancora chiedendo
“Ma cosa è il Petit Mont Blanc?!” …leggi qui, un’altra bellissima storia di un
fallimento http://vivalamula.blogspot.com/2018/06/due-giorni-in-val-veny-storie-di-salti.html
NOTA 3. Se dopo 2 fallimenti, vuoi leggere anche di un successo, puoi leggere del Rutor http://vivalamula.blogspot.com/2020/07/rutor-un-weekend-della-madonna.html














