martedì 29 maggio 2018

RIFUGIO GIANETTI: prospettive su chi porta sfiga


Ieri è stata una giornata da sogno, finita sotto una breve ma intensa pioggia. Pioggia d’acqua ma anche e soprattutto pioggia di disagio. Ma in fondo, come ho avuto modo di apprezzare giusto ieri, tutto dipende dalla prospettiva.



Confusi? Capirete ben presto.



Siamo partiti di buon’ora alla volta di Bagni di Masino. Destinazione: rifugio Gianetti, 1350 metri più in alto.

Al rifugio Gianetti c’ero stata nel lontano 2004, a 13 anni scarsi. Quel posto me lo ricordavo raggiungibile tramite simpatici sali-scendi (arrivavamo dal rifugio Brasca), era il posto dove avevo dormito per la prima volta al terzo piano del letto a castello e dove qualcuno si era messo per sbaglio i miei scarponi la mattina dopo. All’epoca le montagne le vedevo a malapena.

Ieri invece continuavo, insieme ai compagni Muli ad estasiarmi davanti a questo bosco, poi al bellissimo Pianone che fa da arena ad un anfiteatro di montagne degne della Patagonia, con un torrente selvaggissimo ed erbe profumose, in un cielo da cartolina. E anche noi, selvaggissimi, abbiamo azzannato la salita, ce la siamo gustata e sudata ad ogni metro, chiacchierando come se niente fosse (vabbè... ci piace crederlo) e ringraziando, forse prematuramente, il santo Espedito (che mi insegnano essere il santo del meteo preferito). E poi sempre più su, dove osano solo i Muli.









Settimana scorsa si parlava di BANCHETTO DEGLI DEI: triclini, uve pregiate, suonatori d’arpa, possibilmente tra le nubi dell’Olimpo...

Anche il nostro è stato un autentico banchetto degli dei: il vino c’era, i panardi pure, le nubi lombarde si addensavano alle spalle del rifugio e noi non eravamo tanto più in basso dell’Olimpo (che Wikipedia colloca a 2917m). Avevamo anche i nostri animali fatati: Porthos e Piattini!






A metà discesa, quel torrente tumultuoso, azzurro, grigio e bianco era troppo bello per non farsi un pediluvio. Ma pediluvio suona un po’ troppo impegnativo, non vi pare? E così l’abbiamo chiamato Pucciapiedi. A volte anche un nome cambia la prospettiva. E così ecco 13 muli più Porthos a balneare allegri, accarezzando l’idea di buttarsi in toto nel torrente.






Eravamo del tutto ignari che avremmo pagato il nostro spiaggiargi sulle rocce a goderci il sole.

Appena ripresa la discesa, un tuono. Poi immediatamente il temporale e noi giù di corsa dal sentiero. Ma poi mi sono fermata un attimo a guardare questo rinnovato panorama bagnato, ho sentito il profumo della montagna sotto la pioggia. E mi è piaciuto così tanto che ho tolto il cappuccio e ho deciso di godermi questo diversamente bel tempo! Un po’ di disagio, ma non disagissimo...



Arrivati giù invece ci siamo trovati davanti al disagio vero: il finestrino della macchina di Medio infranto.

E niente, imperversava la tempesta, avrebbe continuato, cocci di vetro ovunque, il povero autista che è dovuto rientrare con un telo giallo al posto del finestrino. E qui di prospettive da girare ce ne sono poche, salvo forse il biglietto lasciato da chi ha fatto il danno per errore e la lealtà di Clara che ha accompagnato Medio nel ritorno.


 

E qui qualcuno ha iniziato a chiedersi: “Ma chi è che porta sfiga?” Chi è che è uscito con la Mula le ultime due volte, in cui si è presa un sacco d’acqua, e che mai era uscito prima? Il profilo mi corrispondeva.

Ma tutte queste prospettive è qui che ve le aizzo contro: io sono uscita con la Mula due volte e due volte abbiamo vissuto pioggia, grandine e disagio! Per come appare a me, non è che è la Mula che porta sfiga???



Darò alla Mula ancora qualche occasione di provarmi il contrario...

Anche perché, e su queste note la chiudo, ieri mi è venuto in mente che uno sconosciuto è solo un amico che non hai ancora conosciuto!





W IL SOLE

W LA PIOGGIA

W LE PROSPETTIVE

W IL PUCCIAPIEDI

W LE NEW ENTRIES

W LA MULA!

lunedì 28 maggio 2018

Ouverture 2018 - Grandine is the new sole

E’ febbraio: io la Fede ed il bello della Mula Loris ci troviamo in quel di cinisello per decidere la meta dell’ouverture davanti ad una birra!
Tutti e tre arriviamo con più o meno la stessa idea; è quindi deciso: si va ai laghi del Paione!
Non avevamo però immaginato di dover fare i conti con i santi della Mula.
S. Antero infatti quest’anno non vuole fermarsi!
Continua a nevicare in montagna e a far brutto tempo nella bassa!
Due giorni prima della gita, guardando le previsioni disastrose, decidiamo di rimandare l’ouverture alla settimana successiva!

Ma al lunedì prima dell’uscita chiamiamo il rifugio e ci dicono che ci sono 80 cm di neve! Troppi! (sempre per colpa o merito di S. Antero). Dicono di non andare se non abbiamo le ciaspole!

Quest'ouverture però s'ha da fare!

In fretta allora ci sentiamo tra di noi e fissiamo quella che diventerà poi la meta definitiva dell’ouverture: Il lago del Branchino!

Scusate questa piccola introduzione sulla preparazione della gita!:D

Arriviamo a noi!
Spammiamo a tuono l’uscita (#nonsimollaunouverture), molti Muli non ci sono causa questo slittamento, ma altri invece si aggregano!
Arriviamo al ritrovo a Valcanale in 45 muli + 3 cani! (e non è uno zoo).

Che numero nonostante il tempo fosse un po’ incerto! Ma noi tutti crediamo nei santi!
Gente venuta addirittura dall’Abruzzo che ci ha promesso degli arrosticini!

Appello MULA:


Sono le 9.30: Si parte.
Il tempo sembra tenere, qualche spruzzata di pioggia ogni tanto non ci ferma!
Il sentiero è bello, non troppo impegnativo!
Si chiacchiera, si ride, si scherza! Si va su tranquilli aspettandoci ogni tanto in qualche spiazzo!


Dopo circa due ore di cammino svalichiamo il passo e ci si presenta di fronte a noi il lago del Branchino ancora bello innevato!
Anche nella Bergamasca S. Antero ci ha dato dentro.

Ci riuniamo tutti a mangiare! Esce anche un piccolo spiraglio di sole…sarà l’unico della giornata che vedremo e sentiremo sulla nostra pelle!
Si banchetta alla grande: chi porta vino chi birra, slinziga, torte salate, l’immancabile braulio... di tutto e di più!
Un vero banchetto degno del suo nome!


Facciamo appena in tempo a finire di mangiare che arriva la grandine sulla nostra pelle!

Scappiamo quindi al rifugio; qualche mulo però prima di raggiungerci arriva fino a passo del Paione dove sarà attaccato l’adesivo Mula!

Invadiamo letteralmente il rifugio…per la felicità del rifugista che si sfrega le mani per tutte le grappe ed amari che gli abbiamo preso.

Con un po’ di alcool in corpo partono cori di montagna!!

Anche gli altri presenti al rifugio, entusiasti, si aggregano ai nostri canti!
Il rifugista rimasto contento del nostro spirito (oltre che per il grano raccolto:-)) ci chiede chi eravamo, e cosi gli regaliamo un adesivo mula per diffonderci nel mondo!
Spiove un attimo e quindi arriva il momento dei battesimi!
Sono molto numerosi oggi!
Il battezzatore ufficiale Stefano Riva decide questa volta che i battezzati devono portare giù a valle un bel sasso !
Federica Corti, forse in calo di fede mulesca, decide anche lei di portare a valle un sasso!



Meno male che io sono pieno di fede!:D
Foto di rito e pronti per fare un bel giocone sul lago!



Anzi no…incomincia nuovamente a grandinare ! Maledizione!
Pompiamo lo stesso le nostre paperelle per riportarle a valle!


Nel mentre partono cori inneggianti il Presidente!

Aspettiamo che smetta di piovere per riprendere la via del ritorno, ma il rientro sarà stato a dir poco bagnato!



Non ha smesso un attimo! Arriviamo alle macchine lavati dalla testa ai piedi!


Fortunatamente riusciamo a cambiarci all’asciutto ed andiamo a berci un bel the caldo al bar!
Solo pochi impavidi hanno avuto il coraggio di bere una buona birra fredda!

Che dire…Gran bella gita! Tantissimi Muli! Tantissimi battesimi!
Peccato per tempo “non bellissimo”:D
Ma come dice qualcuno “Grandine is the new sole”!:D

W la mula
W il banchetto degli Dei
W the new sole 
W il Presidente


Luca



giovedì 3 maggio 2018

2/4/2018 RIFUGIO PIAZZA DAI PIAZZETTI (4, credo...)



Ebbene si! Si era in 4 gatti..: Chiara Brambilla Fumagalli, Paolino Mottadelli, Davide Maddiotto & lo scrivente Drummin’ Simo.
Dopo un Grignone in solitaria il 1° Aprile avevo voglia di un passeggino in compagnia..  non disponendo di adeguati mezzi di comunicazione tecnologici alle 23.12 provo a mandare in giro qualche sms per il giorno dopo. Ovviamente non mi caga nessuno finché..attenzione,attenzione: la Chiara Brambilla Fumagalli mi risponde!! E con quali argomenti: stava organizzando un qualcosa x il 2..non si capisce bene cosa ma non ho niente da perdere ed aderisco, appuntamento alla solita ora improbabile dell’alba in un’introvabile strada (senza uscita) di Lecco Alta.




Giunto all’ora convenuta non si vede anima viva..quindi è tutto regolare! Ed ecco poi giungere il Maddiotto, poi il Mottadelli ed infine l’organizzatrice Brambilla Fumagalli (unica donna presente, come consuetudine nelle uscite da lei organizzate.. anche se dopo il record del Mulaflower 2017 con 10 maschi + Argo e lei, questa volta si dovrà un po’ accontentare..)
Si parte, giornata post-Pasquale di sole splendente e pizzetti (non piazzetti, Danielo) interessanti, con qualche bel passaggio incatenato, ottima vista su un lago denso di traffico surfante e la Brambilla Fumagalli in grande forma che tira come un carro di buoi..




E infatti i pizzetti finiscono subito, conquistati in una manciata di minuti dai valorosi & vigorosi Muli!




                               
Vigorosi fino ad un certo punto: appena giunti al Rif. Piazza i propositi di proseguire verso più alte cime annegano tragicamente in un fiume di birra e di aranciata amara.. Mottadelli, reduce da un Barro in notturna, si accontenta e si spara ¾ d’ora di fila per un arrosticino da 90 grammi (fortuna che la Brambilla aveva impiegato la mezz’ora di ritardo mattutina nella preparazione di apprezzabili panini da dare in pasto ai suoi Muli) mentre io asciugo il povero Maddiotto con una spiega sulle origini del Cristianesimo e della Pasqua che si sarebbe risparmiato volentieri..



E giunge l’ora di scendere! Sembra facile ma.. la caduta di sassi di importanti dimensioni sul sentiero, la presenza di auto non autorizzate (e dal dubbio scopo) sulla strada tagliafuoco e motociclisti che “possono accompagnare solo” rendono la discesa più avventurosa del previsto!

Drummin' Simo


venerdì 27 aprile 2018

ALLA RICERCA DEL LOSCO LASCO

Che fare il 25 aprile?
Fortunatamente sulla pagina Facebook della Mula compare con un trillo la proposta di Danielo, anzi ben due proposte entrambi convincenti e sfidanti.  Già dai commenti si legge che la seconda prevale sulla prima(Monte Croce di Muggio) ed é così che il giorno successivo chi può si ritrova al Parini di Lecco pronto per raggiungere in macchina un mini paesino chiamato Parnasco e da lì salire, scarpinando, verso i Pizzi omonimi alla ricerca del bandito Lasco. Infatti tanti anni fa in Val Sassina viveva un conte che, in stile Stevensoniano, di giorno era una buona persona e si dimostrava caritatevole verso la popolazione, mentre di notte si trasformava nel bandito Lasco che, con i suoi bravi, rubava e terrorizzava senza pietà l’intera valle;

Il sole ci scalda in modo "piacevole" sulla salita ripida e, fortunatamente, un po' di venticello ci rinfresca e ci dona un momento di pausa in cui sgranocchiamo frutta candita in compagnia di una piccola e simpatica vipera. 
Piú si sale tra le creste ramate piú ci sia accorge che la vista é bellissima e, nonostante un po' di foschia all'orizzonte, riusciamo a vedere la Grigna che fa da padrona alle altre valli. Mangiamo un boccone nel punto più alto e battezziamo due neofiti con un po' di birra avanzata per poi iniziare la discesa che si conclude  in un fiume di foglie secche e scivolose.
Approssimato il sentiero finale, un modo elegante per non dire che ci siamo persi,  arriviamo alle macchine e siamo pronti per dirigerci a Dervio con una nuova mission: spiaggiarci insieme al resto della crew ed assorbire gli ultimi raggi della giornata. Due del gruppo, che guarda caso sono anche coraggiosi, fanno il bagno nella ghiacciata acqua dolciastra :).

Perché non concludere la giornata in compagnia con una grigliatina improvvisata all’ultimo momento a casa di Piter con la I insieme al nostro amico Argo?  
                         





martedì 17 aprile 2018

COLICO - TIRANO: LA CICLABILE LA' AVANTI!


Sabato nel pomeriggio arriva la proposta di Annarosa: pedalatina domenicale per accompagnare Loris che deve rimettere apposto il ginocchio. A leggere sembra una sgambata fisioterapica, ma da subito si cerca di alzare l’asticella. Io l’ho già fatta e propongo di tentarla tutta da Colico a Tirano. Affare fatto: si punta ai 76 km.
Claudiano si ritira prima del via, ma il suo spiritò sarà con noi per tutta la giornata.  
Ai blocchi di partenza Anna, Marta, Gerva, Brusa, Loris e io. La mattina inizia sotto un buon segno: l’incontro sul treno di un Fulgenzio, segno che lo spirito dei ciclisti folli era con noi! Sul treno incontriamo anche una passeggera oracolo (che ci tiene a farci vedere la sua bici pro) e una valligiana ansiosa di informarci sulle frane di giornata.


Con tutti questi buoni auspici non ci facciamo scoraggiare dal cielo che contro ogni previsione è coperto e da un frescolino non tanto primaverile. Partiamo e Anna ha in mente un solo obiettivo: l’arrivo a Tirano e la foto per Claudiano, che non si è presentato credendo 70km una distanza fuori portata.
I primi 20 km sembrano non passare mai, complice anche un vento contrario inatteso, praticamente l’unico giorno dell’anno in cui sulla ciclabile soffiava la Breva invece che il Tivano.  Io a tratti risento echeggiare nella mia testa un “ma con sto vento dovevo stare a casa” simile a quello del canale dei Camosci. Altri iniziano a sognarsi una ritirata in un agriturismo o crotto per pranzo e fine della gita.

Ma la squadra ha gamba e un seguito di tifosi pronti a sostenerla. Al 40esimo km si presentano un gruppo di struzzi. Brusa riesce pure ad improvvisare una lezione di etologia: pure sugli struzzi ha saggezza da dispensarci.

Arrivati a Sondrio Marta e Loris abbandonano la missione. Il resto del gruppo continua e nei momenti di difficoltà per continuare visualizza solo una cosa: la foto finale da mandare a Claudiano. Altro che guardare i meleti, l’Adda che scorreva a lato della ciclabile, i pavoni e le cime innevate ;-) solo la foto al cartello di Tirano avevamo in mente!!
Iniziano i saliscendi, Anna si lancia in qualche sterrato e arriva pure la prova del guado. La più pavida e bollita (io) si toglie scarpe e calze e attraversa con la bici a mano. I temerari Anna, Gerva e Brusa attraversano il torrente. Anna la prende a tutta velocità e fa un’onda che si trasforma in una doccia, ma che divertimento!!


Iniziamo a dire che dopo il 55esimo km ci possiamo fermare a fare pausa. Ma non abbiamo abbastanza di cui sfamarci e così decidiamo di andare avanti fino al primo bar. A me viene in mente che sul percorso c’è un bar gestito da dei tipici cinovaltellinesi e che ci possiamo fermare lì, di certo è aperto anche di domenica. Sono sicura che sia  tra pochi km, me lo ricordo benissimo, al massimo passati uno o due saliscendi. Ehm non era proprio così….Facciamo praticamente tutti i saliscendi, con me che continuo a dire “Ma si me lo ricordo è li avanti!”. Alla decima volta divento poco credibile. Il resto del gruppo oramai pensa che il bar non esista e che in effetti non avrebbero dovuto credere all’esistenza di un Bar di Cinesi in Valtellina, è chiaramente una bufala!
E invece: il bar Fanny esiste davvero! Ed è un luogo incredibile: ci si mangia la pizzapiadina (chiedere e Gerva per la recensione gourmet), le cameriere cinesi parlano con l’accento valligiano e giocano d’azzardo a carte con i clienti.



Risalire in sella è la cosa più difficile, i sederi si lamentano e gli ultimi km li facciamo parecchio sui pedali.

Ci mancano oramai poco più di 10 km, inizia a piovere, in fondo alla valle sembra anche che inizi a nevicare. Indossiamo i gusci e dritti fino alla stazione di Tirano: MISSIONE COMPIUTA! 76km
 pedalati J


La lezione?! Là avanti c’è sempre qualcosa che ti aspetta, magari anche più incredibile di un bar di cinesi in Valtellina, il cui piatto forte è la pizza-piadina J

W la mula
W la bicicletta
#mifapedalare

PS. A pedalare ci abbiamo preso gusto, in arrivo altre proposte ;-)


giovedì 5 aprile 2018

GRIGNA, NEVE, NEBBIA, UCCELLI…


PREMESSA: Post scritto a 4 mani, non c’è nessun sdoppiamento di personalità…indi per cui, se trovate delle incongruenze tra un paragrafo e l’altro non preoccupatevi.
23 Marzo: come sempre siamo qui a decidere come sfruttare un sabato che stando alle previsioni pare con meteo accettabile dopo un periodo in cui il fine settimana si è sempre dimostrato alquanto funesto. A dire il vero le premesse non sono comunque il massimo: la domenica precedente (il 18) una slavina per poco non si porta via dei tizi sulla Cresta Cermenati, ed il bollettino dell’ARPA con un pericolo valanghe 3 su 5 lascia poche possibilità di scelta. Sti cazzi!



Figura 1 - Post su Faccialibbro che testimonia il distacco della valanga (foto di Richard Thomas).

Dopo varie elucubrazioni e seghe mentali si opta per la Grignetta dalla trita e ritrita Cresta Cermenati. Lettore attento hai ragione! Abbiamo scritto un attimo prima che il 18 c’è stata una valanga proprio su questo percorso, però considera due cose: (i) la valanga c’è già stata e (ii) sappiamo che il sentiero è già battuto (maledetti social che tolgono il piacere della scoperta)…Se poi hai da rimuginare qualcosa relativamente al fatto che stiamo scrivendo un articolo sulla Cresta Cermenati che ogni buon cristiano ha fatto almeno 5 o 6 volte negli ultimi 5 anni non posso darti torto, ma sappilo a noi ce ne frega ben poco.
L’invito sul gruppo Mula si rivela un buco nell’acqua e siamo quindi in 2: Paolino (il Motta) e Davide (Medio vorrai dire…probabilmente si è dimenticato pure lui il suo nome...)
Ben inteso, altri Muli http://vivalamula.blogspot.it/2018/03/il-troppostroppia.html optano per quote minori.
24 marzo: Come da almeno 7 anni a questa parte arriviamo ai Resinelli, ed alla Capelletta svoltiamo a destra per via Caimi. Vietato parcheggiare subito ai Resinelli, la nostra etica infatti (“non fare a piedi il dislivello che puoi fare in auto!”) ce lo impedisce.
Ci prepariamo, partiamo, passiamo sotto al Canale Caimi e vediamo dei tizi intenti a salire da lì…la voglia è tanta ma con la scusa di non avere il casco ahimè non li seguiamo. Viene da se che la nostra non è solo codardia, entrambi infatti lo reputiamo periglioso per via della tanta neve fresca venuta nei giorni scorsi.
La salita è tosta, la neve fresca ed abbondante rende la progressione difficile, inoltre a noi piace complicarci la vita...il Motta mette le ghette al contrario e se ne accorge solo verso metà salita, poi inverte i ramponi: il destro sul sinistro (e sta volta se ne accorgerà solo alla fine) A questo si aggiunge una nevicata leggera (pensa te che il meteo dava solo qualche nube la mattina presto ma così non è).
Mentre saliamo ci accorgiamo che se non ci fosse la nebbia il paesaggio sarebbe decisamente super. Scenografiche cornici di neve svettano dalle creste. Il pezzo finale della salita è grandioso e sembra di essere in cima ad un 4000 (seeee…con l’immaginazione vorrai dire), il bivacco Ferrario è poi mezzo sepolto cosa che da qualche inverno non avviene.
Ci rifocilliamo, scherziamo con gli altri vagabondi che come noi hanno deciso di salire in Grigna (i più tosti sono saliti dal Canale Pagani), salutiamo gli uccelli che ci fanno compagnia in cima.

Figura 2 - Bivacco ferrario semi sepolto e l'uccello appollaiato sulla croce ci osserva con fare beffardo.



La discesa, come sempre sulla Cermenati si rivela un mezzo calvario, guardiamo il Caimi dall’alto ma anche stavolta decidiamo che è meglio desistere.
Andiamo da Alva a magnà e ci trattiamo bene, in seguito passiamo pure da Gabiate speranzosi di incontrare i soci che non hanno preferito stare a quote basse (mortacci vostri! J) ma ritardano e quindi ce ne andiamo ognuno a casa sua.



W la grignetta
W la neve
W la nebbia
W gli uccelli
W la M.U.L.A

P. “il Motta” e Medio


 


martedì 3 aprile 2018

CIMA DI PIAZZO, ED IN CIMA UN CANE PAZZO


Antefatto/ questo articolo non era compito mio scriverlo* ma c'e& chi si è rifiutato e siccome ogni occasione e& persa- eccomi qua|



Organizzazione della gita abbastanza dell”ultimo momento* fino a sabato ero solo ma ecco che ci troviamo alla partenza al Parini in 6| Ritardo Mula cronicooo ma ci dirigiamo verso Moggio con baldanzosita&|
Consueto appello fatto da Danielo/ Andrea- Matteo- io- Chiara- Davide- rispondono tutti presenti|
 Si discute su che cima fare- se Cima di Piazzo o Sodadura- ma la scelta ricade su Cima di Piazzo perche& Bodini non l'ha mai fatta|



Arriviamo ai Piani di Artvaggio un po” delusi perche& ci aspettavamo molta più neve caduta nel giorno prima| Chi mette le ciaspole e chi irriverente continua cosi& senza calzare nulla sotto gli scarponi| Si dicono cose che solo i presenti possono ricordare|||

Giunti al rifugio Nicola ci dividiamo in due gruppi- chi tenta un inutile canalino e chi invece più saggio continua sul sentiero risparmiandosi molta fatica|

Dalla cima il panorama è maestoso- non lo ricordavo così mirabolante- ci fermiamo per pranzo con formaggio+birra+prosciutto+gallette+pane+salame+caldo+compagnia|

Ora c”e& il momento piu& divertente dell”uscita/ la discesa|||sicuramente quelli che si sono divertiti di piu& sono stati chi ha usato la piattella- ma la discesa passata in compagnia e& sempre bella| Dopo qualche incidente mancato e sfiorato- per poco per il cattivo controllo delle piattelle eccoci alle macchine pronti per la prossima uscita|


PS/ lo so questo articolo fa abbastanza schifo ed e& incomprensibile per il non utilizzo dei simboli grafici della punteggiatura e degli accenti ma non ho ispirazione e volevo rendere tutto meno noioso o forse solo tutto più complicato|
E se la punteggiatura fosse solo una convenzione per tenere buono il popolo inventato da qualche vescovo o da qualche signorotto medioevale? E se fossimo in matrix? Questo è Struttura, il nostro programma di caricamento. Possiamo caricare di tutto: vestiti, equipaggiamento, armi, addestramento simulato. Tutto quello di cui abbiamo bisogno.” (Morpheus)


Ora invece lascio a voi la scelta, l'articolo seguente è stato scritto con le indicazioni del disegnato articolista (perchè non voleva scriverlo) sotto forma di commento da parte di ogni partecipante (ricopiati fedelmente come me li hanno inviati) che si è offerto di donarlo. Per mantenere l'anonimato ci sarà un codice per ogni persona.


Sulla cima di Piazzo c'è un povero cane pazzo, date un pezzo di pane al povero pazzo cane rimasto sulla cima di Piazzo. Cazzo. Cit. Filastrocche popolari reinterpretate” (BPM)

“Una grande scoperta.  Dato che x anni son andato.sul sodadura e nn mi.son mai cagato questa cima ben più bella.  Una garanzia x le palettate nella neve.  Ottimo il giro ad anello. Visuale spaziale” (DGM)

“Giornata di sole caldo e cielo azzurro intenso, compagnia piacevole, neve abbondante. Quando la montagna si lascia.cogliere e ti nutre.
Lasciare testa vuota e ascoltare.corpo ,emozioni. camminando come in ogni.cosa, quello ch dai ti torna.
dalla cimetta la bellezza d questo mondo frastagliato innevato.. basta avere gli occhiali da sole di un ottico ;-)
scivolare veloci col sedere su.palettone giù per le pendenze.e riderne.. grazie” (ASC)


W la pazzia
W Il non scrivere in italiano
W La Cima di Piazzo Col Cane Pazzo
PS: un premio a chi ha saputo arrivare a leggere fino in fondo (chiedetemelo e ve lo darò)




W La M.U.L.AP. “il Motta”

Il piccolo uomo delle grandi Pianure